In 300 al corteo anti-vitalizi a Trento – Restituire? E’ giusto! Passerini e Andreolli i primi

Da il 22 marzo 2014
sfilata trento anti vitalizi

TRENTO. Un corteo di oltre 300 persone ha sfilato stamattina a Trento per il centro della città per protestare contro i vitalizi milionari degli ex consiglieri regionali.

In strada ci sono sindacati di base, Cobas, il centro sociale Bruno, rappresentanti ed inquilini delle case popolari, insieme a gente comune, comprese famiglie con bambini. Una loro rappresentanza dieci giorni fa era entrata con striscioni nell’Aula del Consiglio provinciale di Trento urlando: «vergogna». Sono partiti riunendosi alle 9.30 in piazza Fiera, luogo su cui si affacciano palazzi della Curia, della Provincia, del Comune, poi si sono mossi verso il Duomo e si dirigono verso i palazzi della Provincia e della Regione, vicino alla stazione ferroviaria.

“Il Consiglio provinciale non è il caveau di una banca”. Con questo slogan hanno sfilato in più di 300 per le vie del centro storico di Trento. Dopo l’irruzione in piazza Dante, stamattina una nuova manifestazione degli indignati trentini contro i vitalizi d’oro dei consiglieri.

Restituire? E’ giusto

Prima Passerini (49mila euro), ora Andreolli (104mila euro): i politici trentini iniziano a restituire i vitalizi

Lo ha annunciato con una lettera diretta ai presidenti della Provincia Ugo Rossi e della regione Diego Moltrer: Tarcisio Andreolli ha rinunciato al suo anticipo di 104.697,52 euro, versandoli sul conto della Tesoreria del consiglio regionale, «a disposizione della Regione che lo potrà usare per i suoi fini istituzionali». Perché lo ha definito un “atto di liberalità”, precisando che non è una “restituzione”? «Quando mi sono recato all’Ufficio ragioneria mi hanno spiegato che la restituzione non era possibile per legge. L’unica maniera di far tornare nelle casse pubbliche quel denaro era un mio atto di liberalità. La sostanza comunque non cambia, di fatto è una restituzione».

Come mai ha deciso? E perché solo oggi?«Ho sempre sostenuto che se si riconosce di aver votato una legge sbagliata, questa va corretta con una nuova legge. Non biasimo chi non ha ancora restituito gli anticipi, molti aspettano che ci sia chiarezza su questi aspetti. Io ritengo giusto che il consiglio regionale stia perseguendo la strada giusta, quella di una modifica della normativa vigente in materia di vitalizi affidata ad un dispositivo di legge, valido per tutti a prescindere dalla volontà dei singoli. Certo, si può capire la difficoltà nel legiferare su una materia complessa, che deve contemperare con equità le posizioni dei singoli beneficiari». Lei però non ha atteso la legge. «Io ho fatto ciò che ritengo giusto. Ognuno ha situazioni diverse, con grosse disparità sia sugli anticipi che sui fondi Family. Non si può costringere qualcuno a fare una donazione. Ecco perché serve una legge» (gi.l.)

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aggiornamento 24.3.2014 da Il sole 24ore

Si dimette il tecnico dei super-vitalizi

«Non mi sento nella posizione per rappresentare la società all’esterno». Lo scandalo dei vitalizi d’oro per i consiglieri regionali scoppiato un mese fa in Trentino Alto Adige fa un’altra vittima, ma non è un politico. Si è dimesso infatti Gottfried Tappeiner, il presidente del centrum Pensplan (la struttura regionale sulla previdenza complementare) autore del “parere tecnico” su aspettativa di vita e tassi che aveva sorretto il super-regalo: 90 milioni di euro a 130 ex consiglieri regionali. Per un paradosso non proprio inedito nelle tante storie di spese pazze delle delle Regioni, il «win for life» in salsa trentina è un figlio illegittimo di una mossa classica nelle manovre sui costi della politica, cioè il passaggio dal più generoso sistema retributivo al più equilibrato sistema contributivo (tanto versi, tanto ricevi) nel calcolo dei vitalizi agli ex politici regionali. Ex politici che però, per “aiutare” questo passaggio, sarebbero stati indennizzati con un meccanismo parametrato su aspettativa di vita, tassi di sconto e altri moltiplicatori firmati proprio da Tappeiner, che numeri alla mano si è rivelato generosissimo: i 130 ex consiglieri si dividerebbero 90 milioni di euro, con assegni singoli che per gli esponenti dal curriculum più lungo in consiglio regionale superano il milione di euro.

Tra i primatisti Eva Klotz, leader della comunità germanofona e teorica della secessione del Tirolo per annetterlo all’Austria, che ha già ricevuto 435mila euro e ne attende altri 710mila nel 2018.

Il sistema era stato costruito nella scorsa legislatura regionale, e i premi sarebbero arrivati in silenzio agli interessati se l’«Alto Adige», il quotidiano di Bolzano, non li avesse svelati e il consigliere del Movimento 5 Stelle Paul Koellensperger non avesse messo alle strette il consiglio con due interrogazioni sui super-vitalizi. Travolto dalla botta d’immagine, peggiorata poi dai giocattoli erotici messi in nota spese dai consiglieri dei Freiheitlichen (partito della destra altoatesina di lingua tedesca), il consiglio presieduto da Diego Moltrer sta provando ora a fare marcia indietro e ha chiesto a un altro tecnico, il giurista dell’università di Trento Luca Nogler, come si fa a stoppare la regola e a riprendersi le somme già erogate.

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