Fiemme accoglierà una trentina di richiedenti asilo

Da il 25 settembre 2015
profughi siriani

L’assessore provinciale Luca Zeni ha incontrato gli amministratori della valle. Piccoli gruppi per facilitare integrazione e accettazione sociale. 

Un sistema di accoglienza gestito direttamente dalla Provincia che chiede la collaborazione dei Comuni e delle Comunità di Valle per giungere a una redistribuzione equa sul territorio in modo da evitare concentrazioni troppo elevate e facilitare l’integrazione e l’accettazione sociale. È quanto spiegato dall’assessore provinciale Luca Zeni che ieri, giovedì 24 settembre, ha incontrato a Cavalese gli amministratori di Fiemme per fare il punto sull’arrivo anche in valle di un gruppo di profughi. Presente il Comitato esecutivo della Comunità Territoriale di Valle e sindaci e assessori dei Comuni fiemmesi ai quali Zeni ha illustrato il sistema trentino di accoglienza straordinaria delle persone soccorse in mare richiedenti protezione internazionale, inviate dal Ministero dell’Interno.

La quota assegnata alla Provincia è di circa 900 profughi (pari allo 0,9% delle persone accolte in Italia, distribuite sul territorio nazionale in proporzione agli abitanti).  Alla valle di Fiemme spetterebbero, in base a un calcolo che prevede all’incirca 2 profughi ogni 1000 abitanti 37 persone, da accogliere su più Comuni. Se nel resto d’Italia i richiedenti asilo vengono ospitati in caserme o alberghi, il Trentino ha, infatti,  scelto la strada dei piccoli numeri, come ha spiegato Zeni:  “Gruppi ridotti, ospitati in appartamenti, sono più facilmente accettati dalla popolazione, con una conseguente maggior integrazione. Chiediamo la collaborazione degli enti pubblici come facilitatori e come mediatori nel caso di eventuali disponibilità di alloggi privati, che verrebbero affittati dalla Provincia (che farebbe anche da garante), e delle associazioni presenti sul territorio. È, infatti, importante coinvolgere i richiedenti asilo nella vita della comunità, attraverso lavori socialmente utili, progetti di volontariato e di conoscenza reciproca”.

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Un sistema, quindi, che punta a un’accoglienza e a una accettazione sociale dei richiedenti asilo attraverso la conoscenza e il coinvolgimento dei profughi, che in previsione resteranno in valle per un paio d’anni. Questi infatti i tempi per ottenere una risposta alla richiesta d’asilo e per un eventuale ricorso: “Questo tipo di accoglienza permette anche di gettare le basi per il futuro, quando verranno o meno accolte le domande per lo status di rifugiato o per la protezione sussidiario o umanitaria, assegnati nel 40% dei casi e rigettati nel 60%. Le maggior parte delle domande respinte sono di migranti economici, partiti non a causa di guerre o persecuzioni ma per fuggire alla miseria.

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Per chi tra loro dimostrerà buona volontà, capacità di integrazione e serietà, si potranno aprire sbocchi professionali, e quindi opportunità di ottenere il permesso di soggiorno, anche in caso di risposta negativa alla domanda di asilo”. Zeni ha quindi chiarito alcune notizie false che circolano sull’argomento, spiegando soprattutto che ogni profugo costa circa 30 euro al giorno, soldi provenienti non dal bilancio provinciale ma da fondi vincolati statali ed europei che non potrebbero essere utilizzati ad altri fini e che servono a gestire l’intera accoglienza. Ai migranti vanno 2,50 euro al giorno. Altro tema su cui Zeni ha cercato di fare chiarezza è quello della sicurezza e dell’ordine pubblico, invitando a non confondere richiedenti asilo con clandestini e mettendo in chiaro che fino ad ora sono stati soltanto un paio i reati commessi dalle persone ospitate (1660 gli arrivi in Trentino dal marzo 2014).

Il presidente della Comunità di Fiemme, Giovanni Zanon, è intervenuto dicendo che la settimana scorsa è stato organizzato un incontro con le associazioni del territorio che a vario titolo già si occupano di accoglienza. Presenti anche i parroci di Fiemme. Sono intervenuti il direttore della Caritas diocesana di Trento Roberto Calzà e un’assistente sociale impiegata a Cavalese che fa la volontaria con i migranti ospitati a Miola di Pinè, dove sono stati attivati con buoni risultati numerosi progetti e iniziative di socializzazione, formazione e integrazione. Da parte dei sindaci presenti all’incontro soltanto qualche domanda di chiarimento all’assessore Zeni in merito ad aspetti pratici, quali l’assicurazione per chi verrà coinvolto nei lavori di pubblica utilità o le garanzie per chi metterà a disposizione gli alloggi.

Zeni ha concluso sollecitando sui tempi: il freddo è ormai alle porte e i richiedenti asilo non possono essere ospitati ancora a lungo nella struttura allestita dalla Protezione civile a Marco di Rovereto.  

Monica Gabrielli

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