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Cassa Rurale – Open your mind “Opportunità’ all’estero” Gennaio 2014

Da il 20 gennaio 2014
open your mind fiemme bici

Le news di gennaio 2014 della Cassa Rurale di Fiemme – Open your mind “Opportunità’ all’estero” - Sono molte le ragioni che fanno prendere la strada verso l’estero. Tra queste troviamo la curiosità, il miglioramento della lingua, il cuore oppure semplicemente tappare un buco temporale tra due lavori in patria. Diventano, però, sempre più numerose le persone che vogliono sfruttare la propria qualifica ed esperienza in un contesto straniero.

Sono forse i più decisi nell’intento di riuscire e non negano l’idea di restare fuori per sempre. Dopo anni di formazione e lavoro in Italia ritengono che è arrivato il momento di “offrirsi” fuori dal proprio mercato del lavoro. Hanno saputo che, con il proprio bagaglio professionale, possono trovare dei  riconoscimenti più alti fuori d’Italia: perché lo stipendio italiano si posiziona nella parte inferiore della scala europea, perché la visione del “collaboratore” nel contesto dell’azienda italiana lo vede raramente al centro dell’attenzione formativa, perché l’assegnazione della responsabilità al singolo è un elemento fondamentale dell’innovazione aziendale che in Italia spesso non viene considerato.

Guardando le professioni di queste persone, si può trovare di tutto: dal pizzaiolo che sceglie la pizzeria a Marbella, al laureato in economia che si sistema presso la sede europea di una multinazionale, dal medico e dall’infermiere che seguono il richiamo del sistema sanitario inglese o norvegese alla segretaria che si trasferisce a Bruxelles in uno studio europeo di avvocati, dal viticoltore che accetta l’offerta della cantina sociale nel Napa Valley in California al falegname che va a lavorare presso l’Ente Fiera di Berlino, dal saldatore che dopo aver fatto i vari brevetti gira il mondo da una piattaforma all’altra, al tecnico che apre un proprio import-export in Messico.

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Tutti hanno alcune caratteristiche in comune.
La prima: hanno “rinunciato” all’Italia, alla famiglia e agli amici per alcuni anni o per sempre. La loro decisione è così forte che la lontananza anche per anni non crea problemi. Altrimenti non si troverebbero a proprio agio e di conseguenza non potrebbero dare il meglio di sé nel lavoro per il quale prendono una retribuzione più alta che in
Italia e che permette di sviluppare una carriera professionale in ascesa.
La seconda: oltre un curriculum ben strutturato, hanno anche acquisito una buonaottima conoscenza di una lingua.
Durante la fase formativa e lavorativa hanno saputo sviluppare il bagaglio linguistico ad un livello tale da metterli in grado di trasferire al 100% il loro know how professionale nel nuovo contesto di lavoro. Solo chi è nella
condizione di far “fruttare” pienamente le proprie capacità  Se analizziamo la loro situazione professionale dopo l’inserimento nel mercato del lavoro locale, possiamo generalmente constatare che sono riusciti a mettere a frutto la preparazione italiana non solo con un notevole balzo in avanti della retribuzione, ma anche con la crescita professionale all’interno dell’azienda  C’è anche da dire che queste persone, una volta tornate in Italia, non hanno vita facile.
Nonostante tutte le esperienze maturate in contesti estremamente interessanti, dall’azienda italiana vengono spesso considerati come casi problematici, perché il loro curriculum fa paura oppure non viene capito. Paura perché portano qualifiche ed esperienze che neanche i titolari possono vantare e perché le loro richieste economiche rischiano di portare uno squilibrio all’interno dell’azienda. Incomprensione perché molti hanno svolto mansioni e acquisito formazione che la piccola e media impresa italiana neanche conoscono.

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