Giorno della memoria, dal diario di prigionìa di Giorgio Zanon

Da il 28 gennaio 2020
giorgio zanon tesero

Per gentile concessione del figlio Gianni, pubblichiamo uno stralcio del diario scritto da suo padre, Giorgio Zanon di Tesero. Un estratto di un diario ben più corposo, 900 pagine dattiloscritte che racconta la sua vicenda da quando era finito sotto naia a Bolzano nel 42, poi l’8 settembre tutta la vicenda della prigionia i campi di lavoro nella regione petrolifera sopra Vienna e il drammatico ritorno a Tesero.

“In questo giorno della memoria, alcune delle ultime pagine di questo diario lasciatoci da papà. Perché la memoria resti viva, diventi maestra di vita.”

Lunedì 7/5/1945. Circola e si diffonde in ogni angolo e con insistenza la voce che Dönitz, successore di Hitler, abbia firmato l’armistizio con la capitolazione generale e senza condizioni della Germania su tutti i fronti! Allora è giunto il giorno finale e fatale? E’ lampante lo sfacelo del Grande Reich? Il giorno, tanto desiderato e sospirato del ritorno a casa si avvicina a grandi passi? La pace che si concluderà, dopo l’armistizio, servirà a far capire agli uomini che con la guerra c’è tutto da perdere?…

Ero venuto a conoscenza che gli ebrei gunti con noi a Gmünd, uomini donne e bambini, erano stati avviati alla cittadina e rinchiusi in un garage. Ora chiedo a più di una persona se mi dice ove si trovano gli ebrei, giunti il giorno tale. Pensavo ora che la guerra è finita, forse… purtroppo la risposta è stata una sola: “Alle caput!” Tutti morti, ma come li avranno uccisi, delle persone inermi, che tortura avranno loro inferto? Solo per l’odio inculcato nelle masse dal 1933 contro gli ebrei. Chi lo saprà mai quanti milioni di ebrei saranno finiti nei tremendi campi di sterminio di Treblinka, di Auswischz?

Sabato 19/5/1945. Alle 5 di sera arriviamo a Linz. Arrivare in una città grande, senza alcuna cognizione, senza alcuna indicazione, non è molto simpatico. Si deve fare di necessità virtù e adattarci alla situazione in attesa di disposizioni. Ci sistemiamo in un quartiere in costruzione, ma che è stato in parte danneggiato dai bombardamenti. Appena arrivati a Linz, ci incontrammo con un italiano, che era con noi a Neusiedl. Poi per varie circostanze è finito nel campo di Mauthausen, fortunatamente solo qualche settimana appena. Quello di Mauthausen fu il primo campo di sterminio, istituito dal nazismo e ubicato in Austria. Altri ne sorsero, durante la guerra, in Germania o in Polonia: Dachau, Buchenwald, Belsen, Aushwitz, Treblinka.

Ebbi modo di constatare, nei due anni di prigionia, che molti tedeschi o non erano a conoscenza, o non si interessavano, o non volevano esprimere alcun parere su quanto avveniva in detti campi, da cui qualche cosa è per forza trapelato. Personalmente ero sempre coll’orecchio pronto a captare una parola qua, una voce la, poi cercavo di collegare e confrontare. Ne ricavavo un puzzle, un mosaico con molte lacune, con lati poco chiari, con molti punti interrogativi. Da prigionieri e internati ho sentito accennare alle camere a gas, in cui i condannati, soprattutto ebrei, partigiani, sabotatori o delinquenti entrano completamente nudi e nel giro di qualche secondo cadono storditi e subentra la morte. Affermano che vi erano i forni crematori, in cui i cadaveri, qualche volta non ancora tali, venivano bruciati e le ceneri sparse nelle discariche! Non riesco a capacitarmi come sia possibile ciò, una bestialità cosi satanica! Mi resta sempre un ma…, un se… Concludo dicendomi che al temine della guerra si saprà qualcosa di più preciso, di più sicuro e sarà fugato il dubbio maledetto!

campo mathausen1 Giorno della memoria, dal diario di prigionìa di Giorgio Zanon

Ora però l’occasione è arrivata colla cronaca o racconto fatto da chi ha provato, vissuto e subito. La notizie che riporto sono di Climastone e confermate da altri compagni di ‘sventura’ proprio qui a Linz. Infatti quelli provenienti dal campo di Mauthausen indossano ancora tutti i pigiama a strisce bianche e blu. L’amico, dunque, lavorava presso il fornaio di Neusiedl. Il sette aprile invece che partire con noi, si nascose presso il suo padrone, ma… il giorno seguente fu scoperto dalle “SS”, arrestato, e senza alcun interrogatorio o processo, portato direttamente a Mauthausen.

Queste le notizie di prima mano e più importanti:

Il campo di sterminio di Mauthausen è in Austria a circa 30 Km da Linz. Il lager è in pianura con tutte le baracche, però vi è inclusa anche una collina, nelle cui viscere sono state ricavate delle importanti officine, in cui si fabbricano motori per aerei e parti importanti. Nessun bombardamento sarebbe stato in grado di colpire le officine! Nel campo vi lavoravano criminali, detenuti politici, partigiani e fra questi anche donne e adolescenti. La forza lavorativa deve essere costante di 10 mila unità. E’ un terribile anacronismo, ogni settimana vi giungono nuovi deportati, provenienti dalle più disparate zone di occupazione nazista e quel numero non si può superare! Qui è il chiodo, la bestialità enorme. E allora? Presto fatto: tanti nuovi arrivati, altrettanti in giornata, fra i più malandati di forze e di salute, dovevano sparire. Tutto era predisposto e previsto senza tanti drammi!

mathausen4 Giorno della memoria, dal diario di prigionìa di Giorgio Zanon

Il campo era suddiviso in quattro parti o “blocchi”, cioè:

Il blocco libero: è formato sì da baracche, ma al loro interno vi sono tutti i confort moderni ed è riservato alle “SS” aguzzine e agli esecrabili “Vorarbeiter”.

Il blocco lavorativo: alla sua entrata vi era un cartello che riportava: ARBEIT MACHT FREI – il lavoro rende libero – viva la libertà!? Nelle baracche vi erano dei tavolacci per riposare dopo 12 ore di lavoro forzato, il vitto consisteva in un po’ di brodaglia due volte al giorno e 100 grammi di pane nero.

Il blocco eliminatorio: erano due baracche in cui ogni mezzo serviva per eliminare il condannato.

Il blocco crematorio: era più lontano e nascosto. E’ detto tutto!

Le “SS” nel campo erano sovrane e dominavano col terrore e peggio. i “Vorarbeiter”, detenuti essi stessi, ma passati a sorveglianti “per benemerenze nel trattare i compagni col peggiore sadismo”!

I condannati al campo, appena entrati, venivano letteralmente spogliati di tutto, sia in estate che in inverno. Tutti gli oggetti di valore, denti d’oro compresi, e il denaro veniva sequestrato. Veniva consegnato loro un solo pigiama a righe bianche e blu. La testa veniva rapata a zero, però anche qui c’era del beffardo, si lasciavano i capelli un po’ più lunghi a forma di croce o come un’aureola (come i frati cappuccini d’una volta). Questa era la realtà che trovarono gli americani occupando la zona. Vi erano degli individui che sembravano ombre, gli occhi sbarrati, la pelle incartapecorita, un colore terreo, curvi, un’andatura ondulante e parecchi colpiti dalla Tbc. Hanno salvato la pelle, ma come sarà la loro esistenza?

mathausen6 Giorno della memoria, dal diario di prigionìa di Giorgio Zanon

Mercoledì 20/6/1945. Oggi arriva la conferma ufficiale da parte delle autorità americane che con domani tutti gli italiani del campo Dornach saranno rimpatriati. E’ la notizia più bella dopo 5 anni di guerra e tanto sospirata dal 1943. L’entusiasmo è enorme e chi lo potrebbe mettere in dubbio? Tante persone che hanno sofferto nel corpo e nell’anima, uomini che hanno affrontato la morte o vista da vicino o altri rischi tragici, ora possono dire: “E’ finito il periodo infelice della gioventù appesa ad un filo. Si ricomincia una vita nuova, senza dittatori e dittature”. La sera e la notte è quasi indescrivibile.

Tutto il campo è percorso, per un paio d’ore, da una compagnia, che fanno un baccano indiavolato: suonano trombe (dove le avranno scovate?) battono a ritmo bidoni di ogni genere e poi urla e grida: “E’ finita, la va strappi, andiamo a casa ecc.”. Qua e là si fanno dei fuochi e si vedono anche dei razzi e racchette. Nessuno si meraviglia perché dove ci sono meridionali, pratici e industriosi nel mestiere, non possono mancare razzi e racchette in segno di esultanza.

Durante la notte chi ha voglia di dormire? Ci sono quelli che suonano, altri che cantano, gran parte s’intrattiene sui commenti più svariati: quanti giorni ci vorranno per arrivare a casa? In che condizioni troveremo l’Italia, le comunicazioni, le città, le nostre case, i nostri familiari? Quelli dell’Italia meridionale sono quasi due anni che non hanno alcuna comunicazione con le famiglie, quelli dell’Italia settentrionale sono circa 5 mesi soltanto. Ma quante cose possono essere successe nel frattempo? Che cosa ci riserverà l’avvenire? Ci sarà PACE, LIBERTA’ e LAVORO PER TUTTI? E’ quello che tutti auspichiamo.

diario di prigionia giorgio zanon tesero Giorno della memoria, dal diario di prigionìa di Giorgio Zanon

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