Il “lato B” dei terremoti

Da il 11 marzo 2011
di Marco Vedovato, Gruppo Astrofili Fiemme I terremoti colpiscono negativamente la nostra sensibilità, specie quando associati a distruzione e perdita di vite umane; si potrebbe pertanto auspicare -ipoteticamente- la loro scomparsa. In questo mio breve testo vorrei allargare lo sguardo sul fenomeno, illustrandone un altro sorprendente aspetto e sottolineare come, a dispetto delle apparenze, questi talora violenti accadimenti fanno parte di un delicato e preciso meccanismo in grado di mantenere vitale la nostra Terra, in particolare nella regolazione della temperatura tramite la modulazione di una benefica quantità di anidride carbonica, con un effetto serra  capace di favorire temperature miti e non estreme. Senza questo meccanismo la vita sulla Terra si estinguerebbe rapidamente. In maniera sintetica la faccenda funziona così: - la pioggia “cattura” l’anidride carbonica atmosferica che, trasportata al suolo, reagisce chimicamente con le rocce contenenti carbonati e silicati; le acque di falda si arricchiscono di calcio, venendo poi trasportate dai fiumi verso i mari e gli oceani; - gli organismi marini catturano questo calcio per costruire i gusci e gli scheletri; alla loro morte, le spoglie formano sedimenti carbonatici che si depositano sul fondo degli oceani; - a causa della tettonica a zolle (le grandi placche che formano la crosta terrestre dal cui scontro traggono origine vulcanesimo e terremoti) i sedimenti vengono riportati sotto i continenti risprofondando all’interno della crosta terrestre dove andranno a ricreare anidride carbonica che sarà poi immessa di nuovo in atmosfera, ricominciando il ciclo, dalle dorsali oceaniche o dai vulcani. Immaginiamo un aumento della temperatura atmosferica; essendo più caldo vi sarà maggior evaporazione, quindi una maggior quantità di pioggia in grado di catturare una più grande quantità di anidride carbonica, da immettere nel ciclo sopra illustrato. Viceversa a una diminuzione di temperatura corrisponderà una minor evaporazione; di conseguenza sarà catturata, da piogge meno intense, una minor quantità di anidride carbonica rispetto a quella che nel frattanto i vulcani e le dorsali immetteranno in atmosfera ripristinando l’equilibrio. Il gioco non è proprio così semplice poiché entrano altri fattori, tuttavia già in questa breve descrizione si coglie la delicatezza (e la bellezza) degli equilibri che mantengono le condizioni ottimali per la vita. In assenza di tettonica a zolle, non si osserverebbero terremoti come quello giapponese (una nazione all’avanguardia nell’ingegneria antisismica) ma non ci sarebbe nemmeno il descritto ciclo del carbonio e in assenza di una regolazione della temperatura le condizioni al mantenimento della vita cesserebbero rapidamente; la grande vitalità geologica della Terra, manifestata -per l’appunto- dai terremoti e dai vulcani, è pertanto benefica a lungo termine anche se talora comporta fenomeni localmente disastrosi. Insomma, spesso nelle vicende naturali vi sono stupefacenti lati nascosti; la drammaticità degli eventi ci fa riflettere come l’uomo non possa dominare la Natura, della quale è necessario conoscere e rispettare i delicati equilibri. Noi non possediamo il pianeta Terra ma siamo ospiti su di essa. Bibliografia: J.F. Kasting, O.B. Toon, J.B. Pollack: “L’evoluzione del clima sui pianeti terrestri”; Le Scienze n.236, aprile 1988

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