La strage di alberi in Valle di Fiemme

Da il 1 novembre 2018
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Nella notte di lunedì 29 ottobre 2018 nella sola Valle di Fiemme, in poche ore il vento ha abbattuto più alberi di quanti ne possano tagliare tutti i boscaioli del Trentino in 3 anni.

I tecnici dell’ufficio foreste della Provincia autonoma di Trento hanno calcolato che si tratta di un milione e mezzo di metri cubi di legname, mentre probabilmente il numero di piante abbattute supera questa cifra.

La portata dell’evento si può già definire storica, non si ricorda infatti a memoria d’uomo o dagli archivi storici una distruzione boschiva di queste dimensioni.

Le immagini che abbiamo pubblicato nell’articolo di PREDAZZOBLOG parlano da sole.

Il disastro è stato davvero enorme. Si parla di centinaia di milioni di euro di danni, anche se ancora non si riesce a quantificare la portata di quanto accaduto. Intanto la Provincia ha proclamato lo stato di emergenza e ora si chiederà allo Stato di aiutare il Trentino a rialzarsi.

Per gestire dal punto di vista finanziario la prima fase degli interventi di ricostruzione e ripristino delle strutture e dei siti danneggiati, la Giunta provinciale, convocata in via straordinaria nel tardo pomeriggio di ieri dal presidente uscente Ugo Rossi, ha approvato una delibera con cui vengono individuate, all’interno del bilancio della Provincia, le risorse necessarie a garantire gli interventi più urgenti. Alla riunione di Giunta ha partecipato anche il presidente eletto lo scorso 21 ottobre, Maurizio Fugatti.

Le magnifiche foreste di abete rosso, simbolo del Natale sulle Dolomiti, sono state devastate dai venti di 120 km/h, che hanno sradicato e sollevato gli alberi, abbattendoli come tanti birilli. Si stima, inoltre, che circa 400 km di strade forestali necessiteranno di interventi, per non parlare dei ponti crollati, delle abitazioni e delle aziende danneggiate e dei problemi relativi all’agricoltura: un disastro di enorme portata per il Trentino che potrebbe ritrovarsi a fare i conti con centinaia di milioni di euro di danni e per il quale è stato chiesto lo stato di emergenza.

Scene identiche se non peggiori in Val di Fassa in particolare nella zona di Carezza, Moena, Vigo di Fassa, così pure a Primiero, Pinè ecc.

 Ci vorranno mesi per ripulire e rendere sicuri i boschi e decenni per ripristinare il paesaggio. Il lavoro è già iniziato e sarà una corsa contro il tempo con l’inverno alle porte ed il pericolo in primavera del bostrico, il micidiale parassita che si sviluppa sotto la corteccia degli alberi abbandonati a terra e che poi vanno all’attacco delle piante sane rendendole secche in pochi mesi.

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