Reparto maternità di Cavalese a rischio?

Da il 9 febbraio 2014
ospedale fiemme cavalese

La maggior parte delle Regioni italiane lo ha già fatto. Il Trentino, invece, attuerà questa riforma della spesa pubblica sanitaria in modo autonomo, ma dovendo rispettare alcuni parametri nazionali e internazionali. Uno dei nodi riguarda i punti nascita. Se per l’Oms il numero di parti che dovrebbe effettuare una struttura in un anno per risultare sostenibile è di 1.000, il Ministero della Salute italiano si accontenta del 50%: almeno 500 parti l’anno.

Secondo questi standard gli unici due ospedali trentini «non a rischio» sono il Santa Chiara di Trento e il Santa Maria del Carmine di Rovereto. Si salvano, in corner, i punti nascita di Cles e Arco (poco meno di 500 parti in un anno). Chiuso Borgo, restano Cavalese (280 circa) e Tione (190 parti l’anno), con numeri che più che da panchina, fanno pensare alla tribuna.

Il reparto di Ost-Gin dell’Ospedale di Cavalese si occupa di espletare i parti spontanei in gravidanze fisiologiche ed a basso rischio, tagli cesarei urgenti/emergenti, l’attività operatoria di ginecologia, sia tradizionale che in laparoscopia, l’attività ambulatoriale di vario genere (visite ostetrico-ginecologiche, pap-test, ecografie, amniocentesi, test combinato, colposcopie, isteroscopie), consulenze di Pronto Soccorso e visite in libero accesso. La presenza del pediatra è garantita sulle 24 ore.

Nel 2013 il numero dei parti spontanei si è assestato intorno ai 270 nati, con una diminuzione sensibile dei tagli cesarei rispetto agli anni precedenti. L’attività chirurgica ha visto un aumento degli interventi, sia con ricovero che ambulatoriali. L’attività territoriale è espletata dal personale dell’ U.O., ostetriche e ginecologi: visite ostetrico-ginecologiche, controlli in puerperio, ecografie, pap-test, tamponi vaginali, corsi di preparazione alla nascita, rieducazione e riabilitazione perineale, percorsi di educazione psico-affettiva nelle scuole medie e superiori (attività non più svolta da parte delle ostetriche per mancanze di risorse), ambulatorio di puericultura (recentemente, purtroppo, dimezzato a causa della mancanza di personale), attività di assistenza domiciliare in casi selezionati (questa attività non è mai stata espletata in modo strutturato per mancanza di personale ostetrico).

A seguito di quanto esposto risulta chiaro che questa unità operativa, pur non potendo competere con i centri di  2° livello, ha nel tempo sempre garantito un’assistenza di qualità, ed è riuscita a gestire anche l’attività territoriale con il proprio personale, rispondendo ai bisogni di varie migliaia di utenti all’anno, sia neonati/e che bambini/e che adolescenti/adulti. Se si giungesse alla decisione di chiudere il punto nascita, appare chiaro che si creerebbe un vuoto assistenziale (si pensi che Canazei dista 100 km da Trento….) soprattutto per le donne che devono partorire, e che in gran parte della popolazione femminile che si rivolge ora alla nostra struttura, in gravidanza o meno, in particolare la popolazione femminile della Valle di Fassa sarebbe costretta a rivolgersi ad altre strutture, in particolare a Bolzano, con tutto ciò che ne consegue, soprattutto i disagi per lo spostamento dovuto al traffico durante la stagione estiva e ai disagi invernali di carattere stradale e metereologico.

Già storicamente le pazienti di questa area geografica erano tradizionalmente attratte dall’Alto Adige: questo fenomeno è stato drasticamente ridotto a partire dagli anni ’90 grazie al servizio ostetrico ginecologico intrapreso presso il distretto di Fassa, con conseguente preferenza agli ambulatori del Distretto per i controlli in gravidanza e presso l’ospedale di Cavalese per il parto e per altre problematiche ostetrico- ginecologiche.

maternita cavalese Reparto maternità di Cavalese a rischio?

Nell’articolo sopra riportato il giornalista del « Trentino » lascia intendere che la chiusura della maternità pare ineluttabile (ed è quello che vuol farci credere Borgonovo Re ed alcuni altri governanti che stiamo provocando affinchè escano allo scoperto con posizioni meno ambigue…).

Mi permetto di suggerire che NON è ammissibile di considerare decine di chilomentri di strada di montagna, frequentemente complicate dal traffico stagionale e dalla neve, alla stregua di un percorso in pianura.

Nell’inverno scorso, in piena notte, una delle nostre puerpere ha subito, a casa, il distacco della placenta con la conseguente, drammatica emorragia.

Ha immediatamente chiamato la Maternità di Cavalese e, come previsto dal protocollo, le tre ostetriche preposte hanno preparato la sala operatoria ricevendo, 10 minuti più tardi, la paziente già in fase critica. (È importante notare che la distanza media dell’ospedale ai nostri centri abitati è, geograficamente minima).

L’operazione e il parto hanno avuto immediatamente luogo con l’intervento di due medici, un anestetista, un pediatra e tre persone del personale di reparto che, allertate dal dispositivo previsto, sono venute a completare l’equipe medica.

Meno di mezz’ora dopo l’arrivo a Cavalese il bimbo era posato fra le braccia della madre estenuata, ma viva!

In assenza di una maternità a Cavalese nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile.

Quale numero di telefono e quale reparto avrebbe potuto chiamare la signora in pericolo di vita?

Se avesse scelto di prendere la vettura per recarsi a Trento, accompagnata o no, in ambulanza o meno, la gravità dell’emorragia non avrebbe lasciato scampo nè a lei nè al bimbo.

Un elicottero avrebbe fatto in tempo a salire in Valle per riportarla a Trento?

Un elicottero è disponibile sempre? Quanto tempo richiede per scaldare i motori? Bisogna sperare che tutto ciò non accada di notte con avverse condizioni meteo tali da impedire il volo?

La gestante puó rendersi conto da sola della gravità della situazione e allertare il pronto soccorso che comunque, in assenza del punto maternità, non potrà mai gestire queste specifiche urgenze?

A tutte queste domande tutti noi abbiamo già le risposte, suggerite dalla realtà e dal buon senso. Siamo in tempo per evitare decessi causati unicamente dalla legge dei numeri, dai budget e dalle promesse politiche disattese.

Un protocollo d’intesa è stato firmato prima delle elezioni, gli elettori hanno posto chiaramente la loro fiducia nei loro rappresentanti anche basandosi sulla promessa di non chiudere il punto Maternità di Cavalese.

Se l’Assessore Borgonovo Re afferma che la chiusura vi sarà “perchè i numeri dicono questo” (articolo del Trentino del 6 febbraio 2014) e nessuna voce si alza per denunciare il cambio di posizione allora siamo in diritto di porci alcune domande e di avere delle risposte chiare, prima di ridurci a voler far credere ai famigliari di chi non ha potuto venire al mondo che si è trattato di una “fatalità”.

  Alessandro Arici

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2 Commenti

  1. Mauro Morandini

    10 febbraio 2014 at 17:49

    Riportiamo alcuni commenti dei nostri amici di fb in merito a questo articolo:
    Fabiana Surati Battel: tagli alla sanità invece che alla politica…

    Riccarda Longo: Ma speriamo proprio di no!!!!

    Lidia Degiampietro non mi piace, speriamo di no!

    Daniela Stoffie …roba da matti…da non credere…e NON voglio crederci!!

    Anna Dezulian Ma si rendono conto di quello che significa in queste zone spostarsi !?!?!?!?

    Anna Dezulian Comunque la “colpa” è anche di chi snobba Cavalese preferendo ospedali fuori zona senza una reale necessità! !!

    Daniela Varesco Vero…Anna Dezulian! gli errori sono dappertutto anche negli ospedali più grandi…noi ci siamo fidati di Cavalese per tutti i parti e le operazioni e siamo stati sempre soddisfatti… in un ambiente di certo umano e competente. Per le situazioni importanti sono i medici che ti mandano a Trento o altrove. Purtroppo il rischio che ci portino via l’ospedale c’è e dobbiamo rompere il silenzio!

    Giuliana Zamparini: e poi lo vogliono chiudere,se una viene da Moena o anche di più quando arriva a Trento è già nato,e che non trovino traffico..

    Anna Dezulian: Noi non abitiamo nella “comoda” pianura ed è impensabile dover obbligare le gestanti a fare 70km , magari in pieno inverno con le strade impraticabili, per raggiungere un ospedale!!!!!

    Daniela Varesco: Massima allerta su questi temi e soprattutto speriamo in una corretta e veritiera informazione da parte dei nostri politici, non lasciamo alimentare paure sugli standard di sicurezza…e stiamo uniti per salvare il nostro ospedale!

    Giovanni Zanon: Certo massima allerta su questi temi. ma anche un modo corretto di affrontarli. Certi servizi vanno tutelati solo se danno determinate garanzie e se c’è personale adeguatamente preparato per affrontare situazioni critiche. In mancanza di ciò tutto sarà in discussione. Vi siete mai chiesti perché non sì trovano professionisti disposti a lavorare da noi?

    Daniela Varesco …stiamo attenti vigiliamo su questo tema e speriamo che i nostri consiglieri eletti Mauro Gilmozzi, Piero Degodenz e Graziano Lozzer siano uniti per salvare il nostro ospedale soprattutto il punto nascita…

    Se volete dite la vostra anche direttamente qui sotto, grazie!

  2. Alessia

    18 febbraio 2014 at 21:41

    Vorrei rispondere al sig Giovanni Zanon.
    Da parecchi anni lo staff medico è stabile con ben 5 ginecologi residenti a cavalese e lo staff ostetrico è lo stesso da ben 15 anni. Per quanto riguarda la preparazione del personale per affrontare “situazioni critiche” credo che neanche negli ospedali con 2000 parti ci sia una preparazione e aggiornamento continui come a cavalese. Proprio perché è un ospedale periferico bisogna avere mille antenne sempre pronte a cogliere ogni minimo segno di criticità e questo ne è la prova perché in tanti anni non sono mai successe situazioni tragiche.

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