Riflessioni sulla riapertura del Punto Nascita di Cavalese

Da il 19 agosto 2018
giovanni zanon fiemme

Giovanni Zanon: “L’Accordo Stato Regioni va rivisto”. E auspica l’apertura della facoltà di Medicina a Trento 

“La data del prossimo primo ottobre, indicata come possibile per il ripristino dell’operatività del punto nascita dell’Ospedale di Fiemme, non deve essere vista come la conclusione di un percorso, bensì come una tappa importante nel complicato sistema di erogazione dei servizi nelle valli, in special modo nei confronti delle realtà più distanti dal centro, così che la volontà di mantenimento dei servizi sia chiara ed evidente”.

Lo dichiara il presidente della Comunità Territoriale della Val di Fiemme, Giovanni Zanon, che coglie l’occasione per ripercorrere alcuni passaggi della vicenda: “È bene ricordare che, fortunatamente solo per un breve periodo, nell’Ospedale di Fiemme era stato sospeso anche il servizio di reperibilità notturna. Questo fatto, unito alla contemporanea chiusura del punto nascita a causa della mancanza di personale – così come previsto dalle nuove indicazioni nel frattempo emerse e alla complicazione dovuta all’obbligo dello stacco delle 11 ore tra un turno e l’altro – aveva di fatto portato alla chiusura/sospensione di taluni servizi.

È naturale che in simili situazioni, la “paura” delle persone e il non ancora ottimale buon funzionamento dei percorsi alternativi abbiano creato nella popolazione afferente all’Ospedale di Fiemme tanta preoccupazione, supportata anche da alcuni casi in cui obiettivamente l’organizzazione sanitaria non ha saputo rispondere al meglio”.

È stata l’occasione per avviare un periodo di riflessione che ha coinvolto diversi attori, ognuno nel proprio ruolo, per cercare di riportare sicurezza e tranquillità: “Nel 2016 il Ministero della Salute ha concesso all’Ospedale di Cavalese la deroga principalmente per i noti problemi di distanze tra la Valle dell’Adige e le Valli di Fiemme e Fassa, ma anche per la grande fidelizzazione al nostro ospedale, che è sempre stata una delle più alte del Trentino e ribadita anche più volte nei documenti ufficiali. Con questa deroga è stata concessa un’importante possibilità di mantenimento di un servizio nel nostro nosocomio, ma è stato chiaro fin da subito che le condizioni, in particolare quelle relative alla dotazione del personale, erano estremamente difficili da rispettare.

Nel frattempo, la Giunta provinciale ha condiviso quanto le amministrazioni locali e la società civile locale sostenevano, ovvero l’importanza del mantenimento di questo servizio inserendolo nel più ampio ragionamento della permanenza delle popolazioni in montagna e iniziando a ragionare su un “Progetto speciale per situazioni speciali”.

La grande difficoltà del trovare professionisti con esperienza e affidabilità disponibili a lavorare in val di Fiemme ha fatto sì che ci siano voluti più anni per superare anche questo scoglio. In questa complicata discussione, spesso ci si dimentica che un grande risultato è stato raggiunto quando alla fine dello scorso inverno, a seguito di specifica richiesta dell’Assessorato alla Salute, è stata data la possibilità di completare gli organici non solo con personale dipendente, ma anche a liberi professionisti “di provata competenza ed esperienza”.

Ora, giunti auspicabilmente a una positiva soluzione per il punto nascita di Cavalese, è necessario rivedere l’organizzazione aziendale per far sì che la stessa, tramite l’importante ruolo dei dipartimenti, sia in grado di garantire la presenza del personale non solo per quanto riguarda il punto nascita, ma anche per le altre unità operative degli ospedali di valle, posto che in futuro – i primi sentori già ci sono – avremo grandi difficoltà nel reclutamento di professionisti”.

Zanon prosegue: “L’organizzazione del punto nascita di Fiemme può essere da esempio per altre realtà simili alla nostra, ma credo sia oltremodo necessario chiedere in modo forte ai nostri rappresentanti a Roma che siano rivisti i contenuti dell’accordo Stato Regioni del 2010, in particolare per quanto riguarda la dotazione dei professionisti necessari, posto che la denatalità sempre maggiore richiede una rivisitazione di quell’accordo oramai non più attuale”.

Il presidente conclude: “L’auspicio e l’augurio che faccio a chi si troverà a gestire gli aspetti socio-sanitari nei prossimi cinque anni nella nostra provincia è che riesca a lavorare al meglio per garantire i necessari servizi anche nelle realtà più distanti dal centro, ricercando modalità di lavoro diverse, come ad esempio la rotazione del personale, e nel contempo fare tutto il possibile per preparare professionisti locali. Credo che a tal proposito l’istituzione della facoltà di medicina anche a Trento, ipotesi più volte affrontata nel corso degli anni, sia ancora argomento valido da approfondire”.

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