Spelacchio non è morto! Tornerà a vivere in Val di Fiemme

Da il 9 gennaio 2018
spelacchio non morto

Chi pensava che Spelacchio sia passato a miglior vita, ormai dimenticato, rottamato e occultato in qualche imprecisata discarica della capitale, si deve ricredere.

Dopo una mattinata di pura suspence sulle sorti dello sfortunato abete rosso, il Campidoglio ha sciolto ogni riserva: giovedì sarà ufficialmente rimosso, e dal suo legname nasceranno gadget ricordo e una “Baby Little Home”, un’accogliente casetta con tanto di fasciatoio, poltrona per l’allattamento e tavolo da gioco, che consentirà alle mamme di accudire i propri bambini.

Ma c’è di più, perché l’albero – ridotto ormai a un mucchietto di rami secchi – compirà un ultimo viaggio, in blocchi, proprio verso il luogo d’origine: destinazione Valle di Fiemme, con cui la Giunta Capitolina ha appena siglato un accordo per lavorarne il legname in loco. Nessun costo aggiuntivo, assicurano, ma la promessa di tramutare l’oggetto di scherno in prodotto utile alla collettività. Un blocco resterà, invece, a Roma per una realizzazione artistica.

“Con il passare dei giorni Spelacchio si è conquistato la simpatia e l’affetto della stragrande maggioranza delle persone – dichiara la sindaca Virginia Raggi – Ora avrà una nuova vita. Vogliamo fare di questa star internazionale un esempio concreto di riuso creativo, perché tutto può tornare a nuova vita. Un modo concreto per dimostrare al mondo che Roma vuole essere sostenibile e persegue con convinzione la strada del riuso, riciclo e recupero di materia”.

Ma attenzione a bollarla come mossa di business: “L’albero di Natale di piazza Venezia – spiega l’assessora alla Sostenibilità ambientale Pinuccia Montanari – ha occupato pagine e pagine delle principali testate nazionali e internazionali. È entrato nel quotidiano della gente e ha rapito l’attenzione di radio e tv. La sua nuova vita non è assolutamente un’azione di business.

Per questo, non limitiamoci a fare di Spelacchio solo il simbolo delle feste, facciamo di più, eleviamolo a simbolo di un’economia circolare sempre più necessaria per il futuro di Roma e delle nuove generazioni”.

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