Le stragi tedesche in Valle di Fiemme nel 1945

Da il 6 agosto 2014
quintino corradini

Nel maggio del 1945 un gruppo di soldati tedeschi in ritirata compie una strage di civili in valle di Fiemme.

Si apre una ferita terribile, che continua anche nella memoria della popolazione tra chi attribuisce la responsabilità ai partigiani e chi ai nazisti. Elena Tonezzer incontra Lorenzo Gardumi, che ha intervistato i sopravvissuti a questa vicenda.

 Nell’estate 1944 la Resistenza raggiunse lo stadio di massimo sviluppo nell’Italia centro-settentrionale. Un’evoluzione che ha modificato il quadro preesistente: le formazioni partigiane aumentarono numericamente per l’afflusso in montagna di renitenti alla leva e disertori e questo ha inevitabilmente causato una riorganizzazione strutturale delle formazioni con conseguente dislocazione della bande partigiane in squadre, distaccamenti, battaglioni, brigate. Inoltre, l’estate del 1944 fu anche il momento in cui la maggior parte della popolazione e dei reparti partigiani cominciò a credere che la guerra stesse per giungere alle fasi conclusive. Per questo motivo occorreva essere pronti allo scontro finale con i tedeschi. All’interno delle brigate partigiane si giunse così ad una maggiore politicizzazione con l’introduzione del commissario politico e dell’ora politica. Mi spiego. In vista della conclusione del conflitto i comandi partigiani credettero opportuno e necessario preparare politicamente i membri delle formazioni per il momento decisivo e soprattutto per la fase immediatamente successiva la fine delle ostilità, cioè quella del ritorno alla democrazia.

La risposta a questo sviluppo imponente della Resistenza furono i rastrellamenti perpetuati dai nazifascisti nell’estate del 1944 in tutta l’Italia centro-settentrionale e dunque anche nella zona di confine tra il Veneto e la Zona d’operazione delle Prealpi, meglio conosciuta come Alpenvorland. Lo scopo di questi rastrellamenti era quello di reprimere, se non estirpare, le brigate partigiane la cui attività militare aveva messo e stava mettendo in quel momento in pericolo le vie di comunicazione dirette al Brennero. In vista di una prossima ritirata verso la Germania, che anche i tedeschi credevano vicina, l’obiettivo era quello di liberare le vie di fuga dai partigiani. Questi aspetti rappresentano il quadro generale.

La memoria popolare e le stragi di Ziano, Stramentizzo e Molina di Fiemme, sono raccolte in un volume  ”Maggio 1945 «a nemico che fugge ponti d’oro»” che espone una ricca e chiara ricostruzione delle stragi perpetrate nel maggio 1945 nei paesi trentini sopra citati dalle truppe tedesche in ritirata.

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