IN TRENTINO SI NASCE AL PRONTO SOCCORSO. ADESSO BASTA!!

Da il 8 marzo 2018
ambulanza indisponibile

ELICOTTERO E AMBULANZA INDISPONIBILI IN TRENTINO SI NASCE AL PRONTO SOCCORSO IN ASSENZA DEI MEDICI PREVISTI DALLA LEGGE.

Martedì 6 marzo ad ore 19.07, nel Pronto Soccorso di Cavalese, si è materializzata, in tutta la sua assurda crudeltà, la politica sanitaria per gli ospedali periferici dell’assessore Zeni, del Presidente Rossi e del direttore generale dott. Bordon che, ricordiamolo, ha come missione di concretizzare il volere della politica, ma forse il problema nostro è proprio questo. 

E’ bastata una semplice perturbazione, senza neve, senza pioggia, solo un po’ di nebbia, sempre più spesso presente nelle nostre vallate.

Ai futuri genitori, dopo l’ottima esperienza del percorso nascita che ha accompagnato per tutti i 9 mesi la futura mamma, si è aperta la realtà voluta dall’assessore Zeni e dal presidente Rossi (che la aveva già paventata in qualità di assessore della salute della Giunta Provinciale precedente) e la coppia si è ritrovata davanti al Punto Nascita di Cavalese chiuso, o più esattamente, sospeso... e ciò nonostante la deroga ricevuta da Roma, nonostante la presenza dei professionisti, nonostante la possibilità di fare appello ai gettonisti, nonostante quell’Autonomia sbandierata in campagna elettorale e valorizzata troppo spesso per ragioni strettamente partitiche.

I futuri genitori, al loro primo parto, si sono trovati bloccati al Pronto Soccorso di Cavalese di fronte alla realtà di un elicottero che non vola a causa del maltempo, all’auto-medica che non può partire da Trento perché è indisponibile, all’anestesista occupato perché è già in sala operatoria e “non può sganciarsi”.

Ecco rappresentata, in un attimo, la grande disfatta di Zeni-Rossi che dal 25 novembre 2015 hanno salvato Cles e condannato alla paura più incontrollabile che ci sia tutte le altre zone periferiche del Trentino.

Solo la fortuna e la professionalità delle ostetriche di Cavalese hanno permesso di rassicurare la madre e di creare le condizioni per un parto per il quale non si sarebbe potuto far fronte a nessuna complicazione.

Per fortuna si è reso disponibile un anestesista proveniente da Trento e presente su Cavalese per gestire un altro trasferimento in urgenza, è stata allestita una sala parto in un ambulatorio e mentre dal Santa Chiara, applicando l’insensibile protocollo, si proponeva un trasferimento da un’ambulanza all’altra della partoriente al casello di Egna/Ora, nel frattempo le contrazioni e la dilatazione impedivano il trasferimento stesso e la bambina nasceva sana sotto gli occhi di una madre spossata e di un padre grato delle qualità del personale del punto nascita chiuso di Cavalese.

Va ricordato che nel gennaio 2016 furono proprio Rossi, Zeni e Bordon a denigrare questo stesso personale in occasione di un incontro ufficiale con i sindaci e i presidenti delle Valli di Fiemme e Fassa, va sottolineato che furono proprio il presidente Rossi e l’assessore Zeni a negare per due anni la possibilità di far appello ai professionisti a chiamata per Cavalese e a ritardare l’invio di una lettera di richiesta di un parere al Percorso Nascita Nazionale che è stata inoltrata solamente il 14 dicembre 2017 prolungando così l’impossibilità di riaprire il Punto Nascita e il servizio pediatrico 24/24, obbligando gli ospedali di Trento e Rovereto, già al limite dell’implosione, ad accogliere i bambini sotto i 14 anni che devono essere tenuti sotto controllo anche per una semplice disidratazione.

ambulanza indisponibile IN TRENTINO SI NASCE AL PRONTO SOCCORSO. ADESSO BASTA!!

La popolazione ha capito, e checché ne dicano i perdenti delle ultime elezioni lo ha già dimostrato, che non c’è una maggiore sicurezza nel chiudere i reparti dando a Roma, in una Provincia Autonoma come la nostra, la colpa dell’adeguamento. Non c’è nessuna sicurezza a nascere, com’è successo martedì sera, in assenza del pediatra e del ginecologo sperando che non vi sia nessuna complicazione. E nonostante ciò vedrete che l’assessore Zeni distribuirà la responsabilità di tutto ciò a chiunque, perfino al meteo, dimenticandosi sempre di ascoltare la gente (abbiamo sollecitato, incontrando due volte la coordinatrice del PD del Trentino Elisa Filippi e una volta il senatore Giorgio Tonini, una maggiore collaborazione fra le associazioni e l’assessore Zeni, ma anche questa è rimasta lettera morta…).

Ma la pazzia organizzativa dell’unica bimba nata a Cavalese del 2018 non si è conclusa con un parto in condizioni di emergenza, il protocollo ha imposto alla madre e alla bimba, che stavano bene e non necessitavano cure particolari, di salire su un ambulanza, dopo lo stress e le fatiche di un parto simile, e di viaggiare per un’ora fino al Santa Chiara, dove ha dovuto aspettare fino alle 3 del mattino per ricevere i punti di sutura per poi essere accolta in una camera con altre 3 o 5 mamme, magari con i neonati, insomma nell’unico posto dove una madre può essere certa che non dormirà e dove sarà invitata, senza esplicitarglielo, a lasciare libero il letto quanto prima.

Ma questi, anche se le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità propongono esattamente il contrario, non sono argomenti per i signori Zeni, Rossi e Bordon.

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A loro, viste le risposte che ripetono invariate da due anni a questa parte, non importa se un neonato si ritrova a viaggiare senza alcuna sicurezza possibile in un’ambulanza che, anche in caso di incidente lieve, provocherebbe traumi impressionanti per un neonato senza cintura.

A loro non importa se i medici a Cavalese ci sono eccome e mentre le ostetriche facevano i consueti miracoli, 4 pediatri sarebbe stato disponibile a 800 metri dall’ospedale, così come i ginecologi, tutti con alloggi a prossimità dell’ospedale trovati grazie al contributo della gente.

Leggeremo che non è colpa di nessun politico alla maggioranza e che è a causa dei funzionari di Bruxelles e di Roma che vogliono l’impossibile e quindi? Quindi i funzionari si ritrovano, di fatto, a svolgere un ruolo politico e i politici si lasciano ridurre a semplici funzionari ed è così che la gente smette di credere a Pinocchio, al Gatto e alla Volpe e, non trovando più Geppetto, si rivolge ai personaggi della storia che li ascoltano, sperando di evitare la Fata Turchina perché non abbiamo bisogno di magie, ma di politici e veri e possibilmente, talmente determinati da confermare pubblicamente l’apertura del Punto Nascita di Fiemme, Fassa e Cembra per il 15 aprile 2018.

Se ciò non avverrà perderemo parte dei 14 medici presenti a Cavalese anche per il Punto Nascita che chiederanno trasferimento in una Provincia che sappia rispettare il prossimo.

A questo proposito cogliamo l’occasione per sottolineare, anche in questo caso, l’assoluta assenza di reazione del direttore a scavalco dell’ospedale di Cavalese, il dott. Scappini che sembra non curarsi delle criticità e dei continui tentativi di ridimensionamento del “suo” ospedale.

Il direttivo di “Parto per Fiemme”.

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